Archivio per la categoria ‘politica’

‘gnurant d’un terun! #3

Pubblicato: 07/12/2011 in fun, politica

Eccoci giunti alla terza puntata di quest’ennesima fortunatissima e seguitissima rubrica: quello su cui i terroni si impuntano per giustificare la loro innata mediocrità rispetto all’orgoglio celtico e lavoratore dei signori del nord. Non impareremo mai a farci i fatti nostri…

Mi raccomando rimanendo in tema: se avete qualche sospetto sulle origini di un vostro commensale non esitate a fargli l’inganno della cadrega! Non si sa mai…

Il comune di Napoli è idiota!

Pubblicato: 28/11/2011 in fun, politica

Almeno così si è definito sulla propria pagina di twitter:

Giusto ieri il nuovo governo si è insediato e quello vecchio già mi manca (a me piace ricordarlo come nell’immagine qui su). È finita ancora una volta con le monetine, come nel 1993. Allora su Craxi, oggi sul nostro ex giovane premier: le monetine sugli sconfitti sono un genere che tira, in Italia. Ai lanciatori di oggi andrebbe ricordato che quelli del ’93 erano fascisti, fascisti del Movimento Sociale Italiano (di cui facevano parte gli ex ministri la russa, fini, alemanno, gasparri, storace… tutta feccia fascista che ha venduto il culo per una poltrona importante), e qualcosa vorrà pur dire. L’ex presidente del consiglio del porno stato si è dimesso sabato alle 21.42. Forse  si è chiusa un’era: lo si vedrà nei prossimi mesi. Forse no. L’effetto-NanoDiArcore è ancora ben visibile fra quelli che – al momento – si considerano e vengono raccontati come vincitori. Ha lasciato Palazzo Chigi perché ha fallito. Nel 1994 si presentò promettendo la rivoluzione liberale, nei successivi diciassette anni i (quattro) governi da lui guidati sono stati statalisti, anticoncorrenziali e clericali come forse nemmeno quelli della Prima Repubblica a guida democristiana. Il nano ha fallito come Presidente del Consiglio ma ha plasmato il Paese come nessun altro. A partire dai suoi stessi avversari, diventati nel tempo i migliori oppositori possibili per uno come lui. Silviucciobello lascia ma non ha ancora perso. I vincitori di oggi, invece, sono ancora una volta i veri sconfitti. Si pensi all’uomo dell’oltretomba bersani e al suo partito democratico, costretti a sostenere quello che sarà forse il governo più sinceramente di destra della storia repubblicana, forse l’unico governo che potrà definirsi non solo liberale ma decisamente liberista. Mario Monti arriverà per fare quello che avrebbe dovuto fare il suo predecessore: mettere in pratica le direttive della famosa lettera dell’Unione Europea. Ma la maggioranza del nano era ormai troppo esigua e forse troppo debole era la sua stessa volontà politica, perché con le elezioni comunque alle porte sarebbe stato un problema assumersi la responsabilità unica delle lacrime e del sangue. Ci penserà il Pd, quindi, a mettere i numeri necessari e con questo siamo proprio al paradosso. Si pensi poi a quelli che inneggiano alla caduta di Silvio e al Paese liberato e sono gli stessi che in queste settimane si accampavano con gli indignados contro la BCE e gli speculatori: da ieri il loro Presidente del Consiglio sarà proprio l’uomo venuto dall’Europa, quel Mario Monti che ebbe a dire “B. va ringraziato, perché nel ’94 ci ha salvato dalla Sinistra di Occhetto aprendo alla rivoluzione liberale”. Quel Mario Monti che solo all’inizio dell’anno accusava la sinistra italiana di portare avanti un “arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati” e che è “un grosso ostacolo alle riforme”. E che, a proposito di riforme, nello stesso intervento, lodava la enterogelmini e melchiorre/marchionne. Il nostro ex giovane premier è stato capace di svuotare di identità e contenuti politici gli avversari, occupando con la sua figura ogni spazio. E ora che ha finalmente fatto il passo indietro richiesto, in prima fila restano i suoi oppositori – quelli seduti in Parlamento e quelli che festeggiano in piazza, con spumante e monetine – che si ritrovano con in mano il cerino di un programma di governo da mandare giù in silenzio, scritto dagli odiati banchieri e che parla di riduzione del costo del pubblico impiego, liberalizzazione dei servizi pubblici locali (con tanti saluti al referendum del giugno scorso), riforma del mercato del lavoro (cioè licenziamenti più facili). In definitiva, non c’è nessuna liberazione da festeggiare, perché il nano malefico ha vinto. Sarà un altro governo e non il suo, in definitiva, a fare il lavoro sporco per evitare il deafult e succederà con l’appoggio di quelle che (almeno sulla carta) erano le sue opposizioni. Così tra qualche hanno potrà dire che le tasse, i tagli feroci e quant’altro è servito per evitare il tracollo, sono state conseguenze del governo Monti appoggiato in pieno dalla sinistra. Silviuccio ne uscirà pulito e il Partito Delle Lote rivincerà le elezioni.

Per questi motivi ero favorevole al default. Si doveva fallire con quel governo (di incompetenti, puttane e raccomandati) in modo da toglierceli dai coglioni per sempre. Invece adesso gli scenari futuri sono diventati ancora peggiori.

Modo migliore non poteva esserci

Pubblicato: 10/11/2011 in fun, politica

Anche nelle fantasie più pulp non si poteva immaginare finale migliore. A che mi riferisco? Martedì scorso c’è stato un voto decisivo per il nostro amatissimo governo (ricordo che si tratta de il migliore governo degli ultimi 150 anni) che non ha raggiunto la maggioranza assoluta. Forse la fine di questo ventennio berlusconiano. Gli uomini (di merda) del pdl però reclamano l’ ingiustificata assenza di alcuni loro parlamentati che avrebbe potuto evitare loro la figuraccia (di merda). Uno degli assenti si è così giustificato adducendo ad una improrogabile bisogno di libertà (dalla merda):

PS tornando serissimi, silvio non ti dimettere! devi restare al tuo posto… anzi devi resistere resistere resistere! Solo la tua costante presenza potrà liberare questo paese definitivamente da tutti i politici del cazzo. Facci venire lo schifo ancora di più, non lasciarci ora ad uno sputo di distanza dal baratro!

E se Jobs fosse nato in Italia?

Pubblicato: 09/10/2011 in politica

Nell’articolo che segue si ipotizza una sorta di universo parallelo dove il compianto Steve Jobs è nato in Italia e non a Cupertino. Puntualizzo che non sono qui a tessere le lodi a Mr.Apple, personalmente l’ho ammirato sempre poco, ma per porre l’attenzione sulle differenze tra il nostro ex-belpaese e gli usa. Alcuni nobili concetti come meritocrazia, cultura del lavoro e coraggio impreditoriale da noi non esistono. Anzi siamo un paese dove solo i leccaculo e i raccomandati (con tanto di avallo del governo centrale) riescono a vivere dignitosamente, facendo però i parassiti sulle spalle di chi si fa il culo tutti i giorni. Buona lettura.

Nel 1976 Steve Jobs di anni 21, senza una laurea e senza un soldo, fonda con un amico di 26 anni la Apple Computer a Cupertino in California. I due giovani lavorano nel garage di casa. All’inizio si finanziano a credito: promettono ai fornitori che saranno pagati con i ricavi delle vendite del personal computer che stanno progettando. Poi trovano un venture capitalist che intuisce il grande potenziale delle idee dei due giovani e li finanzia, senza però chiedere garanzie reali (ipoteche) ma basandosi solo sulle idee imprenditoriali di Jobs e del suo amico. Dopo soli quattro anni la Apple computer, con l’aiuto del venture capitalist, si quota alla borsa di New York: un salto enorme. Il venture capitalist recupera i fondi investiti ed esce dal capitale della Apple.

Il primo Apple si presenta subito come un prodotto molto innovativo, facile da usare. Seguirà il famoso Macintosh, prodotto di grande successo. La Apple sfrutta ovviamente il nuovo clima di entusiasmo per il mercato degli anni ’80 di Ronald Reagan. Nel 1985 però le vendite ristagnano e gli azionisti decidono di estromettere dalla gestione Steve Jobs. Un evento impensabile in altri paesi. Il fondatore dell’impresa viene mandato via perché l’azienda va male. Mai succederebbe in Italia o in Francia o in Germania.

Steve Jobs a quel punto fonda la Next Computer e la Pixar. Nel 1996 viene richiamato alla Apple e sarà il momento del ritorno al successo per la società di Cupertino. Dalla fine degli anni ’90 la Apple guidata da Steve Jobs cresce a tassi del 20 per cento l’anno.

Oggi è un colosso che vale 360 miliardi di euro: quanto il Pil di tutta l’Argentina e quasi quanto l’80 per cento di tutta la capitalizzazione delle società della Borsa di Milano. Nel 2010 la Apple ha avuto utili per 14 miliardi di euro. Ha cambiato il settore della musica digitale con I-pod e I-tunes; ha introdotto prodotti nuovi come l’Ipad. Ha rivoluzionato il mondo della telefonia mobile con l’I-Phone. Poche aziende sono confrontabili con la Apple di Steve Jobs.

La domanda che viene alla mente: se Steve Jobs fosse nato in Italia come sarebbero andate le cose?

1. Un giovane senza soldi e senza laurea, nato in un paesino forse avrebbe cercato una raccomandazione per essere assunto come vigile urbano o come autista di autobus nel suo comune.

2. Un giovane di 21 anni senza un soldo ma con idee geniali avrebbe trovato finanziamenti in un Paese come l’Italia dove ci sono banche che finanziano solo a fronte di ipoteche e garanzie reali?

3. Due giovani di 21 e 26 anni che lavorano nel garage di casa.. avrebbero ricevuto denunce dal sindacato perché non rispettavano le norme di sicurezza e forse sarebbero stati costretti a chiudere.

4. Se anche le vendite fossero andate bene.. due imprenditori italiani non si sarebbero mai quotati in borsa. Alla borsa italiana sono quotate solo 287 società e metà sono ex imprese pubbliche o banche. Quotarsi è visto con sospetto. Bisogna rilasciare informazioni, essere trasparenti. Si devono pagare le tasse e a quel punto si rischia di perdere il controllo.

5. Essere mandati via dalla propria società, in Italia, sarebbe considerato un atto eversivo. L’imprenditore estromesso, griderebbe al complotto e allo scandalo. Andrebbe in televisione per urlare contro gli azionisti felloni che lo hanno cacciato. Altro che meritocrazia. In Italia c’è il nepotismo anche dentro le aziende.

6. Competere, innovare, pensare il futuro. Sono queste le attività che dovrebbero svolgere gli imprenditori in un’economia di mercato. Per introdurre nuovi prodotti, per fare felici i consumatori e, naturalmente, per fare profitti. In Italia troppi imprenditori invece cercano “rendite”: arrivare a detenere monopoli (autostrade o servizi professionali), oppure cercano accordi con la politica per avere sussidi, commesse pubbliche, protezioni, leggi ad hoc.

7. Non c’è in Italia ancora un capitalismo aperto e funzionante. Siamo un sistema semi feudale: niente meritocrazia ma caste e famiglie privilegiate. I giovani italiani purtroppo sono terrorizzati dall’idea di mettersi in proprio e di avviare un’impresa. Al concorso da postini si presentano 76.000 concorrenti. Si sogna il posto pubblico a 1.200 euro. Certo non è tutta colpa dei giovani. Va fatta una rivoluzione liberale.

8. Se Steve Jobs fosse nato in Italia sarebbe rimasto povero, molto probabilmente.

Sandro Trento