Archivio per la categoria ‘napoli’

Riporto un articolo scritto dal giornalista de Il Mattino Maurizio Di Giovanni che in chiave ironica risponde a tutta la feccia giornalista iscritta allo “SputtaNapoli Fans Club”. L’attuale caso De Sanctis è l’ultima cazzata, in ordine cronologico, sbandierata ai quattro venti per cercare di imputare alla città di Napoli i mali di una intera nazione oramai allo sfascio. Buona lettura.

Prego, signore e signori, accomodatevi. Benvenuti nella Capitale del Male. Preparatevi a provare il brivido del rischio, a confrontarvi con gli abissi del peccato. Qui nulla è normale, niente è come sembra: in ogni passante apparentemente innocuo si nasconde un efferato criminale; dietro ogni finestra, alle spalle dei portoni semichiusi si svolgono traffici illeciti. La droga scorre a fiumi, ci si accoltella e si spara per un nonnulla e la spazzatura, se non la vedete, è stata abilmente occultata. Come ha scritto il giornalista di Vogue, commentando una innocente frase dei fratelli Coen, qui se vedete qualcuno correre non è un appassionato di jogging ma uno scippatore in fuga. La Capitale del Male, signore e signori, è un posto diverso da qualsiasi altro: gli stessi delitti che altrove sono rubricati come drammi della follia o crimini certamente riconducibili all’immigrazione clandestina, qui sono figli del degrado o, peggio ancora, della naturale inclinazione degli abitanti verso la delinquenza. Lo hanno scritto famosi e compianti giornalisti, lo sostengono interi movimenti politici, lo sottintendono molti opinionisti in tivù. La Capitale del Male è un cancro sociale, e andrebbe estirpato: lo ha detto addirittura un ex ministro, quindi dovete approfittare per vederla, prima che qualche benpensante la rada al suolo. E non lasciatevi ingannare dall’apparente bellezza del suo panorama (probabilmente una scenografia montata ad arte dalla camorra) o dalla bontà del suo cibo (evidentemente sofisticato): è tutto fatto apposta per attrarvi, per poi impadronirsi dei vostri Rolex.
Anche l’effimero, nella Capitale del Male, è fraudolento e adulterato. Il calcio, per esempio. Poco importa se dall’indagine sul calcioscommesse, nell’ambito della quale il capitano della squadra di Bergamo e altri calciatori di squadre del nord sono stati sottoposti ad arresto, continui a emergere il marcio altrui: sarà delle intercettazioni e dell’unico indagato (su diverse decine, e comunque ex tesserato) della squadra della Capitale del Male che si parlerà, e il celebrato settimanale «Panorama» titolerà le due pagine dedicate all’argomento: «Calciosospetti alla napoletana», salvo pararsi con decine di condizionali dal rischio di legittime azioni legali. […]
Ora però, signore e signori, vi offriamo il meglio: un video del portiere della Squadra del Male, certamente formata da corrotti e malvagi, che al gol del proprio compagno contro il Lecce si produce in un plateale atteggiamento di sofferenza. Sì, è vero: in tutto e per tutto simile all’atteggiamento di chiunque di noi, quando finalmente si viene a capo di una faticosa e complicata situazione; ed è anche vero che nemmeno un idiota, se avesse qualcosa da nascondere, mostrerebbe il proprio malessere sapendo di essere costantemente inquadrato da una quindicina di telecamere. E sì, bisogna ammettere che il calciatore in questione è uomo colto e intelligente, dall’onestà salda e dimostrata e con alle spalle una carriera lunga e costellata di successi; e che in quella stessa partita aveva salvato la propria porta da par suo in almeno due occasioni, contribuendo come sempre in maniera determinante alla vittoria della sua squadra. Ma montando il video con la giusta musica e con l’opportuno commento, nessuno di voi, signore e signori, potrà sentirsi meno che certo di essere testimone di un losco intrigo. In fondo, si tratta o no della Capitale del Male? Qui tutto è sporco, tutto è corrotto, tutto è imbroglio.

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Posto un altro articolo sull’argomento monnezza, molto ben scritto ed esauriente, che fotografa la situazione dei rifiuti in campania.

Smaltire una tonnellata di rifiuti in una discarica nuova costa cento euro a tonnellata. Invece la Provincia di Napoli ne paga 171 usando impianti legati ai Cosentino o in odore di mafia. Così l’emergenza diventa un gigantesco business.

Follow the garbage: nessun concetto è più immediato per comprendere appieno la genesi dell’ultima crisi dei rifiuti a Napoli. Seguire il percorso dei sacchetti, proprio come Giovanni Falcone col suo “follow the money” invitava a fare con il denaro che avrebbe portato dritto al mafioso. Ecco, per capire perché Napoli sia ancora una volta travolta da un fiume di monnezza, cogliere fino in fondo il senso delle accuse di un presunto complotto lanciate dal sindaco ed ex pm Luigi De Magistris o le parole del governatore Stefano Caldoro, che invita a cercare in altri Palazzi le responsabilità della nuova emergenza ambientale, bisogna fare oggi lo stesso cammino che la spazzatura ha fatto da gennaio fino alle scorse elezioni comunali.

E scoprire, così, come siano andati in fumo quasi 20 milioni di euro in cinque mesi solo per spostare in avanti le lancette della più drammatica delle crisi degli ultimi anni in Campania. Un costoso gioco di prestigio, per nascondere problemi e colpe, distribuire incarichi e risorse pubbliche. Con la monnezza che viaggia indisturbata lungo le autostrade, finisce in discariche sospette e diventa oro per ditte con assetti societari dai contorni opachi.

Il “tic-tac” perentorio. A garantire gli spazi per i sacchetti napoletani avrebbe dovuto provvedere il presidente della Provincia, il deputato Luigi Cesaro, celebre più che per la sua azione politica per il soprannome di “Giggino ‘a Purpetta”, le sue gaffe e un passato di rapporti con la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Era stata una scelta precisa di Berlusconi e Bertolaso, quella di “provincializzare” il ciclo dei rifiuti campani: un diktat, anzi tic-tac, per dirla alla Cesaro quando parla delle scelte imposte dal premier. Che, di fatto, decreta il definitivo ko in una situazione di per sé già incancrenita, generando un paradosso nel paradosso: nella terra dell’emergenza perenne, non è possibile smaltire ad Avellino o Benevento i sacchetti di Napoli, di gran lunga la provincia più popolosa della regione. Ma spargerli, a costi altissimi, sul territorio nazionale si può.

E’ in questo contesto che, tra uno scivolone lessicale e l’altro – passando da un Marchionne chiamato Melchiorre fino ai festeggiamenti “per i 150 anni dell’Unità della Repubblica” – Cesaro mette su la Sapna, la società che avrebbe dovuto riportare Napoli e provincia alla normalità ma che, fino a oggi, è riuscita a smaltire efficacemente solo risorse pubbliche: nel suo primo anno di attività ha divorato 115 milioni di euro, nonostante la gestione di buona parte degli impianti le sia stata attribuita solo a fine 2010. Una zavorra per le casse provinciali, che rischia di trascinare verso il dissesto finanziario l’Ente il cui bilancio, all’arrivo di Cesaro, aveva da poco ricevuto il massimo dei voti da Moody’s (rating Aa3, ndr). Il tutto, vidimato da un collegio sindacale composto da membri interni all’amministrazione provinciale: con il controllore e il controllato che, in pratica, vestono la stessa casacca. Un’anomalia tanto evidente da essere stata sottoposta al capo dello Stato: lo ha fatto un giovane consigliere provinciale di 28 anni, Livio Falcone, che si è rivolto direttamente al presidente Napolitano per avere giustizia.

Il 4 gennaio 2011 è, in qualche modo, un’altra data simbolo dell’unità d’Italia. E’ il giorno in cui Napoli prova a far suo il pragmatismo milanese. E’ il berlusconismo che si declina sul territorio, che cambia accento ma non sostanza: perché alla fine, poi, non se ne farà nulla. Quel giorno a Palazzo Chigi – alla presenza del sottosegretario Gianni Letta, del governatore campano Caldoro e dei cinque presidenti di provincia – viene siglato un accordo per superare l’ormai consueta crisi di Natale. Due paginette e due capitoli: “Accordi strutturali” e “Accordi funzionali”, c’è scritto. Il primo punto è chiaro: “Individuazione e realizzazione di una nuova discarica nella provincia di Napoli per almeno 1.000.000 di tonnellate e problemi connessi”. In calce a quel documento ci sono tutte le firme, nessuna esclusa.

Quel giorno, Cesaro fa suo lo slogan del Cavaliere: “Ci penso io!”. E lo fa a modo suo, aggirando l’ostacolo: nessuna nuova discarica verrà aperta da allora nel suo territorio di competenza, nessuna soluzione stabile e duratura. Fa di più: si libera presto anche delle responsabilità, affidate a fine marzo a un commissario straordinario. In compenso, quando gli spazi dove stipare i rifiuti stanno per finire, si preoccupa di stipulare contratti per spedirli fuori regione. A un prezzo quasi doppio di quanto non costasse allestire un buco attrezzato: 171 euro in media per ogni tonnellata trasportata lontano, a fronte dei 100 euro che servono per una nuova discarica tra preparazione, gestione, trasporto e bonifica finale. A organizzare il tutto è la Sapna: in cinque mesi, da Napoli partono oltre 100 mila tonnellate di rifiuti verso la Toscana, l’Emilia, la Puglia e la Sicilia, grazie a un accordo con quattro ditte che garantiscono la raccolta, il trasporto fuori regione e lo smaltimento in discarica.

In Emilia, 6 mila tonnellate finiscono nell’impianto di Imola della Akron del gruppo Hera, la multiservizi di Bologna che tra le sue controllate annovera anche la Hera Comm Mediterranea, società in cui confluiscono gli interessi della famiglia di Nicola Cosentino. Nel consiglio di amministrazione siede Giovanni Cosentino, fratello dell’ex sottosegretario per cui è stato chiesto l’arresto per presunti rapporti con la camorra. La Hera Comm Mediterranea era nata, nel 2007, per gestire la vendita di una quota parte dell’energia prodotta da una centrale a turbogas sorta a Sparanise, in provincia di Caserta, feudo dei Cosentino. La metà delle sue azioni appartiene a una misteriosa società, la Scr, i cui soci sono “schermati” da una fiduciaria. Di certo c’è che a rappresentarla sia Giovanni Cosentino, che la stessa società abbia acquistato e poi subito rivenduto i terreni dove sorge la centrale con un guadagno di 9 milioni e che la Hera Comm Mediterranea abbia sede in un capannone della società Aversana Petroli, la holding da 100 milioni di fatturato annuo della famiglia Cosentino. Un intreccio svelato nell’autunno del 2008 da “l’Espresso”, su cui da tempo si indaga.

Mistero sullo Stretto. La fetta più grossa dei rifiuti di Napoli, secondo i contratti stipulati, finisce in Sicilia: 66 mila tonnellate in tutto, più o meno divise a metà tra Trapani e Messina. Lo dicono documenti ufficiali che “l’Espresso” ha potuto consultare. Ma è giallo: “Non ci risulta che alla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea siano presenti rifiuti provenienti da Napoli, ma avvieremo al più presto un’ispezione. Se dovessimo scoprire qualcosa, avvertiremo subito l’autorità giudiziaria”, ha dichiarato nei giorni scorsi Carmelo Torre, assessore all’Ambiente della Provincia di Messina. Uno sforzo inutile: in quell’invaso è certo che agli inizi di aprile fossero già finite almeno 25 mila tonnellate di immondizia napoletana. Lo confermano anche le dichiarazioni dell’amministratore delegato dello stesso impianto, Pino Innocenti, rilasciate al periodico locale “centonove”: “La discarica sta accogliendo solo 25 mila tonnellate di rifiuti accumulate nello Stir di Tufino, essiccate e senza alcun rischio”. In realtà, in quell’invaso è finita spazzatura proveniente dallo Stir di Giugliano. Un affare da svariati milioni di euro, un “ponte di rifiuti” tra Napoli e Messina su cui si addensano non poche ombre. A cominciare dalla ditta che, di fatto, ha provveduto al trasferimento di buona parte del carico: la Adiletta Logistica di Nocera Inferiore, società che nel 2009 era stata colpita da un’interdittiva antimafia atipica dopo aver a lungo lavorato per la struttura di Guido Bertolaso. Sulla discarica di Mazzarà a Sant’Andrea, inoltre, secondo il Procuratore della Repubblica di Messina, Guido Lo Forte, sono “emerse non dico delle infiltrazioni, ma addirittura una sorta di quasi gestione non ufficiale da parte dalla mafia Barcellonese”.

L’ex presidente della Tirreno Ambiente, società che amministra l’impianto, è tuttora sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Le sue dimissioni hanno permesso all’azienda di continuare a operare. Ma le dichiarazioni pronunciate da Lo Forte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti pesano ancora oggi come un macigno. Sospetti che non frenano, tuttavia, il flusso di sacchetti tra la Campania e la Sicilia, già pronto per essere replicato: “I napoletani pagano cash e bene. Queste risorse sono un toccasana per tutti gli operatori del settore ridotti sul lastrico dagli enormi debiti degli Ato siciliani, a cui corrispondono eguali crediti di imprenditori. Sto trattando per sottoscrivere un accordo da 2 mila tonnellate al giorno”, ha dichiarato candidamente Vincenzo D’Angelo, l’imprenditore che guida il raggruppamento che si è aggiudicato la commessa e su cui pesa una condanna in primo grado a sette mesi per “aver gestito rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, in assenza di autorizzazioni”.

Ora, a Napoli tutti aspettano che il governo faccia ripartire per decreto i torpedoni della monnezza costretti ai box da una sentenza del Tar del Lazio. Il coro è unanime, da destra a sinistra, cittadini e addetti ai lavori, ambientalisti del fare e integralisti: riprendano i viaggi dei carichi di spazzatura, prima che dilaghi un’epidemia che ai più, comunque, appare poco probabile. Poco importa che in ballo ci sia l’ennesima emorragia di soldi pubblici.

Claudio Pappaianni

Aiuto da oltreoceano!

Pubblicato: 30/06/2011 in ambiente, fun, napoli, politica

La nuova giunta comunale di Napoli ha finalmente varato il nuovo piano per la risoluzione della sempre più insostenibile questione rifiuti. Tramite accordi siglati nella semisegretezza tra De Magistris e Obama, gli USA si impegneranno di inviarci un team di persone altamente qualificate nel risolvere i problemi. Col loro aiuto sono sicuro che tutto migliorerà. Ecco una immagine del team americano al lavoro:

Facciamoci su almeno due risate va….

Sconcerto!

Pubblicato: 01/06/2011 in napoli, politica

Sono veramente sconcertato! Alla vista dei risultati elettorali di lunedì scorso sono rimasto allibito, a bocca aperta, basito… Il mio blog ha spostato centinaia di migliaia di voti! E chi si aspettava una potenza di simile portata.. dovrò stare attento in futuro!

Naturalmente scherzo, ma vedere la lettiera doppiata dall’avversarsario è stata una grande soddisfazione. Vai giggin’, ora tocca a te!

Chiudo postando un’altra perla linguistica della defunta lettiera, questa volta addirittura quello sgrammaticato di di pietro lo prende in giro, è il colmo!

Lettera a Mu’ammar Gheddafi, presunto ex leader libico:

Caro Mu’ammar,

capisco il tuo stato di frustrazione. Adesso odi tutti noi italiani perchè ti abbiamo voltato le spalle nel momento del bisogno dopo anni di leccatine di culo e baciamano. Hai perfettamente ragione in questo. Condivido pure le tue minacce di lanciarci contro i tuoi missili per punirci e purificarci col sacro fuoco dell’islam. A rigurado hai anche l’appoggio dei leghisti che ti invocano di bombardare per cancellare Napoli e i napoletani dalla faccia della terra una volta per tutte. Ripeti questa storia dei missili oramai tutti i giorni. Però qualcosa mi turba, ho il sospetto che tu faccia solo chiacchiere e passerai mai all’azione. Dico io: almeno uno! un unico piccolissimo missile, anche di 50 anni fa, lo potevi pure lanciare… Hai perso una grande occasione, devo dartene atto. Pensa a venerdì sera scorso, nella piazza più grande della città, c’era un pacchianissimo (nonchè tristissimo) concerto. Solo quattro gatti ad assistervi è vero ma la risonanza mediatica sarebbe stata enorme, non credi? No… Ok, sarò sincero allora, scusa il linguaggio: Che cazzo ci voleva?? Un solo missiletto dei tuoi di merda degli anni di piombo almeno questi 3 li avrebbe uccisi!

Ma porca troia! Sveglia Mu’ammar!!! Dormi a culo aperto?? Quanto cazzo ti ricapiterà di diventare un eroe e rendere il mondo un posto migliore?? Un missile e tre tumori sociali estirpati in un colpo solo.La gente per strada a festeggiare e tu che vieni riabilitato dalla nato. Invece nulla… mi hai deluso!

Ti porgo infine i miei saluti anche se resto molto insoddisfatto dal tuo comportamento.

Come ti smaschero la montatura

Pubblicato: 28/05/2011 in napoli, politica

Durante la notte tra giovedì e venerdì scorso c’è stato un attentato alla democrazia. La sede elettorale della lettiera è stata messa a fuoco e fiamme da un gruppo di terroristi comunisti guidati dal loro nuovo leader Luigi De Magistris. Frustrati dalla possibile ondata di libertà, giustizia e benessere economico che si abbatterà sulla città ad elezione della lettiera avvenuta, questi sporchi comunisti hanno deciso di usare la forza e la violenza attentando al simbolo della libertà e del rilancio sociale. Ognuno di loro, con in una mano una molotov e nell’altra il capitale di marx, si è macchiato di questo crimine gravissimo. La lettiera, purtroppo per loro, è come l’araba fenice e dopo aver denunciato il fatto alle autorità competenti tornerà più forte di prima perchè la sete di cambiamento e di libertà dei napoletani è più forte di qualsiasi vile attacco terroristico!

Questo è quanto ci hanno voluto far credere… In realtà è stata tutta, come tutti già sapevano, l’ennesima montatura creata ad arte da persone che, non avendo argomenti su cui ribattere il cadidato avversario ricorrono, a questi trucchi da serie inferiore. Come so certe cose? A volte un video vale più di mille parole:

PS ma la figura di merda dell’attentato allo scemo a capo dell’autorevole giornale libero non è bastata?