E se Jobs fosse nato in Italia?

Pubblicato: 09/10/2011 in politica

Nell’articolo che segue si ipotizza una sorta di universo parallelo dove il compianto Steve Jobs è nato in Italia e non a Cupertino. Puntualizzo che non sono qui a tessere le lodi a Mr.Apple, personalmente l’ho ammirato sempre poco, ma per porre l’attenzione sulle differenze tra il nostro ex-belpaese e gli usa. Alcuni nobili concetti come meritocrazia, cultura del lavoro e coraggio impreditoriale da noi non esistono. Anzi siamo un paese dove solo i leccaculo e i raccomandati (con tanto di avallo del governo centrale) riescono a vivere dignitosamente, facendo però i parassiti sulle spalle di chi si fa il culo tutti i giorni. Buona lettura.

Nel 1976 Steve Jobs di anni 21, senza una laurea e senza un soldo, fonda con un amico di 26 anni la Apple Computer a Cupertino in California. I due giovani lavorano nel garage di casa. All’inizio si finanziano a credito: promettono ai fornitori che saranno pagati con i ricavi delle vendite del personal computer che stanno progettando. Poi trovano un venture capitalist che intuisce il grande potenziale delle idee dei due giovani e li finanzia, senza però chiedere garanzie reali (ipoteche) ma basandosi solo sulle idee imprenditoriali di Jobs e del suo amico. Dopo soli quattro anni la Apple computer, con l’aiuto del venture capitalist, si quota alla borsa di New York: un salto enorme. Il venture capitalist recupera i fondi investiti ed esce dal capitale della Apple.

Il primo Apple si presenta subito come un prodotto molto innovativo, facile da usare. Seguirà il famoso Macintosh, prodotto di grande successo. La Apple sfrutta ovviamente il nuovo clima di entusiasmo per il mercato degli anni ’80 di Ronald Reagan. Nel 1985 però le vendite ristagnano e gli azionisti decidono di estromettere dalla gestione Steve Jobs. Un evento impensabile in altri paesi. Il fondatore dell’impresa viene mandato via perché l’azienda va male. Mai succederebbe in Italia o in Francia o in Germania.

Steve Jobs a quel punto fonda la Next Computer e la Pixar. Nel 1996 viene richiamato alla Apple e sarà il momento del ritorno al successo per la società di Cupertino. Dalla fine degli anni ’90 la Apple guidata da Steve Jobs cresce a tassi del 20 per cento l’anno.

Oggi è un colosso che vale 360 miliardi di euro: quanto il Pil di tutta l’Argentina e quasi quanto l’80 per cento di tutta la capitalizzazione delle società della Borsa di Milano. Nel 2010 la Apple ha avuto utili per 14 miliardi di euro. Ha cambiato il settore della musica digitale con I-pod e I-tunes; ha introdotto prodotti nuovi come l’Ipad. Ha rivoluzionato il mondo della telefonia mobile con l’I-Phone. Poche aziende sono confrontabili con la Apple di Steve Jobs.

La domanda che viene alla mente: se Steve Jobs fosse nato in Italia come sarebbero andate le cose?

1. Un giovane senza soldi e senza laurea, nato in un paesino forse avrebbe cercato una raccomandazione per essere assunto come vigile urbano o come autista di autobus nel suo comune.

2. Un giovane di 21 anni senza un soldo ma con idee geniali avrebbe trovato finanziamenti in un Paese come l’Italia dove ci sono banche che finanziano solo a fronte di ipoteche e garanzie reali?

3. Due giovani di 21 e 26 anni che lavorano nel garage di casa.. avrebbero ricevuto denunce dal sindacato perché non rispettavano le norme di sicurezza e forse sarebbero stati costretti a chiudere.

4. Se anche le vendite fossero andate bene.. due imprenditori italiani non si sarebbero mai quotati in borsa. Alla borsa italiana sono quotate solo 287 società e metà sono ex imprese pubbliche o banche. Quotarsi è visto con sospetto. Bisogna rilasciare informazioni, essere trasparenti. Si devono pagare le tasse e a quel punto si rischia di perdere il controllo.

5. Essere mandati via dalla propria società, in Italia, sarebbe considerato un atto eversivo. L’imprenditore estromesso, griderebbe al complotto e allo scandalo. Andrebbe in televisione per urlare contro gli azionisti felloni che lo hanno cacciato. Altro che meritocrazia. In Italia c’è il nepotismo anche dentro le aziende.

6. Competere, innovare, pensare il futuro. Sono queste le attività che dovrebbero svolgere gli imprenditori in un’economia di mercato. Per introdurre nuovi prodotti, per fare felici i consumatori e, naturalmente, per fare profitti. In Italia troppi imprenditori invece cercano “rendite”: arrivare a detenere monopoli (autostrade o servizi professionali), oppure cercano accordi con la politica per avere sussidi, commesse pubbliche, protezioni, leggi ad hoc.

7. Non c’è in Italia ancora un capitalismo aperto e funzionante. Siamo un sistema semi feudale: niente meritocrazia ma caste e famiglie privilegiate. I giovani italiani purtroppo sono terrorizzati dall’idea di mettersi in proprio e di avviare un’impresa. Al concorso da postini si presentano 76.000 concorrenti. Si sogna il posto pubblico a 1.200 euro. Certo non è tutta colpa dei giovani. Va fatta una rivoluzione liberale.

8. Se Steve Jobs fosse nato in Italia sarebbe rimasto povero, molto probabilmente.

Sandro Trento

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