Far perdere Napoli…

Pubblicato: 14/05/2011 in politica

Devo ammettere che sono rimasto colpito da quello che è successo ieri a fuorigrotta… no, non mi riferisco al Napoli calcio, bensì alle manifestazioni politiche pro lettiera. Mi chiedo, ma come fa lettiera a farsi vedere col nostro giovane premier (che incarna oramai la figura dell’ uomo ridicolo, prima del suo arrivo puliscono tutte le strade dai rifiuti per paura che la gente gliela tiri dietro), ma anche con caldoro (quello che sta chiudendo gli ospedali e reo della monnezza), polpetta cesaro (correo della munnezza e condannato in primo grado a 5 anni di carcere negli anni 80 per affiliazione con la nuova camorra di cutolo), cosentino (condannato al carcere per affiliazione camorristica nello smaltimento dei rifiuti tossici in campania) e landolfi (accusato da vari pentiti di camorra di aver agevolato l’assunzione di affiliati nella nettezza urbana mondragonese)? Non si vergogna almeno un pochino? Ma che razza di persona è?

Per rispondere a questi interrogativi ho fatto una piccola ricerca e, a differenza di quanto scrive sul suo sito ufficiale, riporto alcuni fatti salienti della sua vita.

Chi è la lettiera?

Gianni Lettieri è un affarista specializzato in fallimenti, licenziamenti e speculazioni immobiliari.

Dichiara di vivere a Napoli. In realtà, fino al 15 marzo 2011 la sua residenza era a Caserta.

Coi conti non è mai andato d’accordo. Lo dicevano anche i professori dell’istituto di recupero anni scolastici dove si è diplomato nel 1975. Anche per questo decise di mettere i libri in soffitta e cercarsi un lavoro alla Ima Tessile Spa. Un battesimo del fuoco che diventerà per lui una sorta di “Annunciazione” quando, pochi anni dopo, l’azienda licenzia tutti e dichiara fallimento. Lettieri, nel corso della sua carriera imprenditoriale, è riuscito a far fallire tutte le imprese di sua proprietà: la CDI di Calitri, in provincia di Avellino, la Mcm di Salerno.

Malgrado il prematuro addio agli studi, una laurea ce l’ha: nel gennaio 2011 la riceve Honoris Causa in Giurisprudenza dall’Università Parthenope. Poco dopo, il preside della Facoltà, Federico Alvino, viene nominato componente del Collegio sindacale della sua Mcm Holding S.p.A., per poi ottenere un posto nelle liste del PDL alle comunali. Nella sua biografia ufficiale scrive “nel 1975, mi sono iscritto alla facoltà di Economia Aziendale”. Ma in Campania non esiste una facoltà di economia aziendale e il primo corso di laurea fu inaugurato nel 1988. Amnesia o grande balla?

ha avuto sempre un ottimo rapporto con la Famiglia. Ama riunirsi in concistoro con Luigi Cesaro, A’ Purpetta, e Nicola Cosentino, per gli amici Nick O’ Mericano. A trasmettergli la passione per la corsa all’aria aperta è stato, invece, Claudio Velardi. Più che uno spin doctor, un vero e proprio maestro di vita: appena saputa la vera storia di LETTIERI, gli ha insegnato che il primo trucco per difendersi da creditori e fisco è correre più veloce che si può.

Perchè si candida?

Si candida a sindaco per continuare ad arricchire il suo illustre curriculum, con il fallimento definitivo della città. Napoli ha dato tanto, nella vita professionale (almeno 300mila euro per l’aumento di capitale dalla Intermedia di Consorte sottoscritto dall’Unione Industriali di Napoli, di cui è stato a lungo presidente, utilizzati per far fronte a impegni presi in proprio), nella formazione del carattere, una sintesi dei peggiori aspetti dei luoghi comuni sui napoletani.

E ora vuole mettersi di impegno per sfruttare al massimo le potenzialità che la gestione del Comune di Napoli può offrire per continuare a farsi gli affari propri.

Qualcuno pensa che Napoli sia una città senza speranza, lui vuole darne la conferma definitiva. Immobile da oltre un decennio, è il contesto ideale per agire indisturbati e fare quello che gli riesce meglio: fallire mentre l’attenzione di tutti si concentra su cronaca nera, rifiuti e violenza. I problemi, quindi, restano e resteranno ma, in fondo, “basta ca ce sta ‘o sole, ca c’è rimasto ‘o mare, na nénna a core a core, na canzone pe’ cantá”.

Fonti: questo articolo dell’Espresso e questi del mattino 1, 2, 3, 4.

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